Combattere senza sosta in difesa di un’arte simbolica, creativa, archetipale. È questo il messaggio che il pittore Alessandro Bulgarini, bresciano doc, classe 1983, sembra indicarci. Lo fa con le parole garbate ma vigorose che contraddistinguono la sua persona. Un rinascimentale scagliato “per caso” nel moderno. Forse non così per caso, se si considerano le “coincidenze significative” di cui Carl Gustav Jung fu eccellente indagatore e di cui Bulgarini è eccentrico sperimentatore. Di questi e molti altri temi – centrale è la funzione evocativa dell’immaginazione – abbiamo discusso con l’artista, in occasione della sua mostra personale Alta Fantasia, visitabile sino al 22 aprile presso la M Contemporary Art Gallery di Reggio Emilia.

Per informazioni: Tel. 0522 454018, e-mail: info@artemirabilia.com

Mirabilia Arte & Cultura Via Plauto, 1/A, 42124 Reggio nell’Emilia

alta fantasia

La locandina della mostra in esposizione fino al 22 aprile

Percorrendo gli studi critici dedicati alla tua opera, ci imbattiamo costantemente in riferimenti alle discipline filosofiche, religiose ed esoteriche: ierofania e dialettica fra sacro e profano, citando Mircea Eliade; gli archetipi dell’inconscio collettivo, riprendendo Carl Gustav Jung; l’esperienza della coincidentia oppositorum, sulla scia di Elémire Zolla e del Pensiero di Tradizione; la potenza disvelatrice dell’iconostasi, scomodando Pavel Florenskij; l’immaginazione attiva e creatrice, riferendoci a Henry Corbin. Mi permetto di allungare il già folto novero di intelligenze scomode che ti accompagna, citando Ernst Jünger: “L’opera d’arte è transeunte, ma attesta qualcosa d’immortale. Tutte le immagini visibili sono olocausti, sono servizio liturgico nell’ambulacro che conduce a un’immagine invisibile”. In che modo, nelle tue opere, problematizzi la relazione fra dimensione individuale e immanente (visibile) e dominio assoluto e trascendente (invisibile)?

L’autentica necessità creativa che spinge l’artista a diventare tale – e a rimanerlo per il resto della sua vita – nasce dall’esigenza di rendere manifesto qualcosa che inizialmente lui stesso non riesce a definire. Dapprima esiste solo un bisogno metafisico; col tempo si delinea nella forma che, tra infinite possibilità, il pittore decide di sviluppare. Come ci insegna Paul Klee: “L’arte non riproduce ciò che è visibile, ma rende visibile ciò che non sempre lo è”. Nella scelta concreta di “cosa” rappresentare mi sono presto convinto che attingere a quel background filosofico e sapienziale da te tratteggiato fosse per me la decisione giusta da prendere, in totale opposizione all’andamento materialista della nostra società. E così oggi mi ritrovo, per scomodare nuovamente Florenskij, a raffigurare “quelle immagini che separano il sogno della realtà, che separano il mondo visibile dal mondo invisibile ed in tal modo congiungono i due mondi”.

Veduta della mostra “Alta Fantasia” in corso dal 1 al 22 aprile Presso M Contemporary Art Gallery – Reggio Emilia

Veduta della mostra “Alta Fantasia” in corso dal 1 al 22 aprile
Presso M Contemporary Art Gallery – Reggio Emilia

La mia pittura recente è quindi diretta, attraverso la continua rielaborazione iconografica del simbolo, a creare un ponte, una comunicazione tra il mondo dei significati e quello della percezione. Come si legge nel bel testo di Giulia Airoldi che accompagna il catalogo della mia ultima mostra, Alta Fantasia: “Ogni opera equivale alla riorganizzazione compositiva di un particolare insegnamento ed è concepita come uno stratagemma capace di risvegliare nell’osservatore una domanda, generalmente sopita, sulla realtà”.

The bird of self-knowledge IV Olio su tela preparata, cm 100 x 150, 2017

The bird of self-knowledge IV
Olio su tela preparata, cm 100 x 150, 2017

Nelle Lezioni americane Italo Calvino parla di “pedagogia dell’immaginazione” come possibilità di mediare fra l’immaginazione interiore e la moderna civiltà dell’immagine di stampo occidentale. Ma siamo davvero nella civiltà dell’immagine? O, come sosteneva Jean Baudrillard, ci troviamo piuttosto in una società iconoclasta, che utilizzando viralmente le immagini come dei vuoti simulacri ne annichilisce la pregnanza simbolica?

Sicuramente oggi siamo andati oltre la civiltà dell’immagine, proiettati come siamo verso una virtualità della civiltà e, forse, dell’esistenza. Secondo alcuni, avremmo già varcato la soglia del post-contemporaneo.
Di certo, al di là delle definizioni, l’avvento dei social network ha determinato un propagarsi incontrollato dalle immagini virtuali, un “boom” che già sta mostrando segni evidenti di inquinamento psichico. Credo che le premesse di Calvino non fossero poi così lontane da quelle di Baudrillard: “Oggi – scrive nelle sue Lezioni Americane – siamo bombardati da una tale quantità d’immagini da non saper più distinguere l’esperienza diretta da ciò che abbiamo visto per pochi secondi alla televisione. La memoria è ricoperta da strati di frantumi d’immagini come un deposito di spazzatura, dove è sempre più difficile che una figura tra le tante riesca ad acquistare rilievo”. In aggiunta, ci ha avvertiti della necessità di sviluppare una pedagogia dell’immaginazione che abitui a controllare la nostra visione interiore, per allontanare l’umanità dal pericolo di perdere una sua facoltà fondamentale: quella di pensare. Educare alla comprensione e allo studio dell’immaginazione e pervenire allo sviluppo del pensiero intuitivo è lo scopo preminente di tutte le scuole sapienziali e metafisiche, dall’Alchimia al Taoismo, passando per il Sufismo e lo Zen. Ma anche nel nostro Rinascimento troviamo importanti testimonianze in tal senso. Profeticamente, Leon Battista Alberti sembra quasi metterci in guardia dalla bad television quando scrive, seicento anni orsono: “Niuna cosa estrinseca potrà ne’ nostri animi se non in quanto noi patiremmo ch’ella possa”. Stiamo attenti dunque ai pensieri e alle emozioni che decidiamo di far entrare nel calderone della nostra mente, perché essi determineranno la nostra realtà quotidiana. Del resto, l’intera concezione rinascimentale del mondo sembra dirci chiaramente che il superamento della minaccia dell’integralismo passerà necessariamente dalla ricostituzione dell’uomo integrale. La modernità è iniziata proprio in età rinascimentale; forse è il caso, tra un talent show e l’altro, di buttarci un occhio.

Social-Ego (Vanitas 3.0) Olio su tela preparata, cm 100 x 80, 2016

Social-Ego (Vanitas 3.0)
Olio su tela preparata, cm 100 x 80, 2016

Nella mostra Alta Fantasia la nozione d’immaginazione viene indagata anche attraverso alcune opere dedicate alla poetica di Jorge Luis Borges. Si tratta delle prime illustrazioni – in anteprima – del ciclo Indagine sopra gli esseri immaginari. Un completamento figurativo dell’opera dell’“orbo veggente” di Buenos Aires?

L’indagine sopra gli esseri immaginari è un ciclo di disegni pensato proprio per omaggiare Borges, che all’epoca del Manual de zoología fantástica (1957) era già quasi completamente cieco; un dono affettivo e simbolico – il mio – per omaggiare una continuità nei confronti di una ricerca – la sua – di estremo interesse ed attualità. Avvicinarsi agli esseri immaginari significa aprire uno squarcio sul Mundus Imaginalis, con tutto ciò che questo comporta: sono parte del substrato immaginifico del nostro inconscio collettivo; sono aspetti della natura e, quindi, della psiche. Ma significa anche, più semplicemente, comprendere il valore delle nostre città, quando ci imbattiamo in una chiesa romanica, un resto longobardo, rovine etrusche, oppure gloriosi lasciti del Rinascimento. Significa interrogarsi sulla visione del mondo degli Antichi e sui simboli mediante cui essa si esprimeva. Le nostre radici sono lì, sono anche quelle, nascoste sotto il nostro naso. È necessario continuare a studiarle e valorizzarle al meglio, visto che la dimenticanza è un processo (anche) fisiologico. Scrive Borges:

“Ignoriamo il senso del drago, come ignoriamo il senso dell’universo, ma c’è qualcosa nella sua immagine che si accorda con l’immaginazione degli uomini, e così il drago appare in epoche e a latitudini diverse. È, per così dire, un mostro necessario….”. E Jung, un altro importante sismografo dello spirito, ci ha insegnato i perché di questa necessità.

Jorge Luis Borges visto da Alessandro Bulgarini

Jorge Luis Borges visto da Alessandro Bulgarini

Quali sono i riferimenti artistici, tanto classici quanto contemporanei, che ritieni vicini, per affinità elettiva, alla tua “equazione personale”?

La folgorazione iniziale fu necessariamente surrealista, condita con un interesse sempre crescente per l’antropologia e le filosofie antiche. L’incontro con Ernst Fuchs e l’approfondimento degli scritti di Jung sono stati fondamentali nell’aiutarmi a “sentire” e delineare sempre meglio la mia scelta estetica.
Infine, negli anni più recenti, lo sguardo rivolto alla figurazione contemporanea si è mescolato indissolubilmente con lo studio del Rinascimento e di quelle arti liberali che erano, come ci suggerisce Eugenio Garin, “non più quelle che convengono ad un uomo libero, ma quelle che lo rendono libero”. L’affinità elettiva è quella di inseguire l’a-temporalità di un certo tipo di arte che fa dell’immaginario e dell’immaginale il suo oggetto di studio, e dell’immaginazione il mezzo necessario per conseguire la conoscenza del cuore. Sulla scia della convinzione del grande René Magritte:

“Tutte queste cose ignorate che pervengono alla luce mi fanno credere che la nostra felicità dipenda anch’essa da un enigma associato all’uomo e che il nostro solo dovere sia quello di sforzarci di conoscerlo”.