Domenica era  lo “Yom Kippur” ed il quarantesimo anniversario della guerra Israelo-araba del 1973. Guerra in cui Israele fu colto alla sprovvista. Nei primi giorni del conflitto, sia l’esercito di difesa che la Forza aerea e spaziale israeliana sono stati umiliati. Moshe Dayan, il famoso Ministro della Difesa israeliano previde chiaramente la “distruzione del Terzo Tempio” e, secondo differenti fonti d’informazione, lo Stato israeliano era pronto ad utilizzare la sua “opzione Samson”: un attacco nucleare contro l’Egitto.

Fatto interessante, né gli egiziani, né i siriani, avevano l’intenzione di “ buttare gli ebrei a mare”. In realtà, i loro obiettivi militari erano abbastanza limitati: liberare la terra occupata da Israele nel 1967. Gli egiziani hanno cercato di proteggere una testa di ponte sul canale di Suez e i siriani speravano di liberare le Alture del Golan o almeno una parte di esse.

Però disturbati dallo stress “pre-traumatico”, i generali dell’esercito israeliano e il governo sono riusciti a presentare quest’operazione comune araba come “un’altra Shoah”. Di conseguenza, almeno durante i venti primi giorni della guerra, sono stati presi dal panico e hanno inutilmente e significativamente esaurito le forze militari israeliane.

Credo che quando si tratti di giudicare la politica contemporanea israeliana, dobbiamo ricordarci che i dirigenti politici e militari attuali erano i comandanti militari di fronte di basso e medio rango durante questo conflitto bellico, quarant’anni fa. Nel 1973, Benjamin Netanyahu dirigeva le operazioni delle forze speciali in Siria e in Egitto. Ehud Barak, tenente colonnello in questo periodo, dirigeva un battaglione di carri israeliani attraverso alcune battaglie più difficili della guerra. Il Ministro della Difesa di Israele, Mosh “Bogie” Ya’alon, combatteva come soldato riservista mentre l’ex capo di Stato maggiore israeliano Gabi Ashkenazi era un soldato di Fanteria durante la guerra e combatteva nella penisola del Sinai.

Non bisogna essere un genio per capire che le decisioni di questi dirigenti israeliani sono state forgiate dalla loro esperienza del 1973. In questa guerra, hanno interpretato l’attacco siro-egiziano, potente però limitato, come un tentativo serioso di genocidio. Come tutti gli psicologici vi diranno, proiettavano i loro propri sintomi sui loro avversari arabi. Ovviamente, Netanyahu ed il suo governo cadono in trappola immaginando sempre di più che gli iraniani, i siriani ed i palestinesi siano influenzati da tendenze omicide e diretti da persone tanto omicide quanto loro.

La settimana scorsa, i giornali israeliani sono stati saturati da articoli e commentari sul Yom Kippur e sul trauma che non si attenua mai. Ynet et Haaretz si sono interrogati sull’evento che ha fatto vacillare la fiducia altezzosa di Israele e hanno contestato, per la prima volta, la sua immagine di superpotenza militare.

Qualche giorno fa, mi sono imbattuto in un articolo molto interessante su Ynet (edizione in ebraico). Apparentemente, appena prima dell’inizio delle ostilità, il 6 ottobre 1973, Israele ha preso conoscenza di una vasta consegna sovietica di missili Scud di lunga portata a l’esercito egiziano. Di tutta evidenza, quella informazione aveva dissuaso Israele da attaccare l’infrastruttura governativa e civile delle città egiziane.

Ynet scrive :

Tre giorni più tardi, il 9 ottobre, la forza aerea e spaziale (israeliana) ha lanciato una serie di raid sui quartieri generali di Damasco per cercare di fare pressione sul governo siriano. Ci si potrebbe aspettare raid aerei similari della forza aerea e spaziale sulla capitale egiziana. Tuttavia, nonostante l’assalto iniziale egiziano, ed a dispetto dell’enorme pressione esercitata dalle armate egiziane sulle forze israeliane nel canale di Suez, Israele è stato prudente. Israele era inquieto. I decisori politici, diretti dal Ministro della Difesa Moshe Dayan, hanno rifiutato a più riprese le proposte di Tsahal di portare raid in profondità contro l’Egitto. Sono i missili Scud sovietici che hanno dissuaso Israele di portare quei bombardamenti aerei”.

Penso che il senso di questo paragrafo sia semplice però cruciale per capire Israele e la sua politica. Israele si è trattenuto dall’infliggere una correzione all’Egito solo perché sapeva che gli egiziani avessero i mezzi per contrattaccare. Devono aver compreso che gli obiettivi egiziani non erano quelli di un genocidio – ma questo significa pure che i nemici di Isarele: i Paesi arabi, l’Iran, devono, con tutti i mezzi possibili, cercare di ottenere questo tipo di armi che dissuade Israele.

Sembra che sia l’unico modo di portare a termine l’aggressione di Israele.

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Tratto da: Gilad.co.uk