Tokyo- Il presidente francese in carica Francois Hollande, durante una visita di Stato di tre giorni nel paese del sol levante, ha dichiarato: “Dovete capire che la crisi dell’Eurozona è finita. L’Europa è diventata più stabile, ed ora bisogna orientarla verso la crescita.”Spesso nei film di satira politica, si fa ricorso ad una tecnica cinematografica che ha il pregio di far risaltare bene i contrasti: accompagnare immagini crude e violente, con sottofondi musicali allegri e armoniosi. Il regista americano Michael Moore per esempio, usava la famosissima “What a wonderful world” come sottofondo dei filmati che ritraevano i bombardamenti durante la Guerra del Golfo. Teniamo bene in mente le parole del Presidente francese, magari facendone un ritornello.

 Un ritornello da fischiettare, mentre si guardano i dati della disoccupazione dell’eurozona: 19,38 milioni di persone disoccupate nei paesi che adottano l’euro; il 24% dei giovani europei con un’età compresa fra i 15 e i 24 anni è senza un’occupazione ed è fuori dai circuiti scolastici. In Spagna e in Grecia la disoccupazione giovanile raggiunge rispettivamente quota 55% e 59%.

 Un ritornello da canticchiare, mentre si osservano gli Stati (una volta) sovrani dover svendere al settore privato gioielli industriali che prima erano di proprietà pubblica: come sta succedendo in Grecia, dove le spinte alla privatizzazione stanno consegnando su vassoi d’argento e rigorosamente in mano a multinazionali straniere la DEPA, società che gestiva l’erogazione del gas. O in Slovenia, dove la troika ha imposto privatizzazioni che andranno a toccare la seconda Banca del paese, la principale società di telecomunicazioni e perfino la compagnia aerea di bandiera.

Un ritornello da urlare a squarciagola sulle strade di Atene, dove l’austerità uccide. Lo fa in modo silenzioso e graduale, perché quando si perde il lavoro, quando il sistema pensionistico diventa un punto interrogativo, quando si perde la propria casa e si inizia a dover fare a meno dei beni di sussistenza, quando sei giovane e non hai tempo di sognare è la disperazione a condurre le persone, e non più il raziocinio. Spopola nella città dell’Acropoli la Shisha, anche conosciuta come la cocaina dei poveri. Un tipo di droga altamente tossico dato la presenza di numerosi additivi al proprio interno, e che stimola l’aggressività. Così come il virus dell’HIV, che nella capitale greca, ha aumentato spaventosamente la sua diffusione. Vedendosi ridotto il proprio reddito mediamente del 40%, la prostituzione è diventato il mezzo più facile per finanziare la propria dipendenza, creando un circolo vizioso di trasmissione di malattie, alimentato dai sostanziosi tagli all’assistenza sanitaria.

 Per non parlare poi dell’ondata di suicidi che, purtroppo, dalla Grecia attraverso il Mediterraneo ha raggiunto il nostro stivale. In particolare, i suicidi degli imprenditori, soprattutto edili. Stiamo parlando di imprenditori che hanno un rapporto quasi familiare con i propri dipendenti, essendo stati loro stessi un tempo operai che con l’aiuto di un po’ di ambizione e di un po’ di credito dal settore bancario, hanno aperto una loro attività. Ora sono le stesse banche ad affondarli, ed il peso del non riuscire a pagare i propri operai, del non riuscire a pagare quello che una volta si era stati, è un fardello troppo grande.

Non dimentichiamoci che l’economia è una scienza sociale, ed in quanto sociale ha a che fare con le persone, con le loro vite e anche con la loro salute biologica. E’ una connessione molto stretta, che a quanto pare dai piani alti appare sottile ed insignificante. Nell’attesa però l’austerity uccide, e lo fa sul serio.Forse Hollande è confuso, stordito dal frastuono delle piazze francesi che si oppongono ai matrimoni fra persone dello stesso sesso, come se nel bel mezzo della più grave crisi economica della Quinta Repubblica fosse quella la priorità. Ma sono convinto che i padri costituenti dell’Unione Europea non avrebbero mai immaginato che, quell’Unione nata dal pragmatismo del carbone e dell’acciaio, si sarebbe trasformata in una “Unione” nella quale per attuare una politica monetaria espansiva per dare ossigeno alla Grecia, all’Italia o al Portogallo, abbassando il tasso di interesse, si debba chiedere il sommo parere della Corte Costituzionale tedesca.

E allora basta catalogare sotto la voce “demagogia” chi richiede la revisione dei principali trattati comunitari o chi, come il Professor Bagnai, professa l’uscita dalla moneta unica come soluzione obbligata ed inevitabile. Non è scritto da nessuna parte che l’unione politica implichi l’unione economica; anzi, dall’unione economica per ora sono scaturite solo fratture politiche.