C’è un detto che non è un detto nel nostro Paese: i qualunquisti spesso usano dire “L’Italia fa schifo ma almeno il nostro sistema sanitario è uno dei migliori al mondo”. Per una volta i qualunquisti hanno ragione, infatti nonostante le decennali influenze atlantiche, nonostante la mafia, nonostante anni di mala Repubblica, il sistema sanitario italiano rimane uno tra i migliori al mondo, o quasi.

Attenzione a lanciarsi in sviolinate, il SSN di difetti ne ha molti, siamo ben lontani dai modelli di “perfezione” dei sistemi assistenziali nordici. Non sono pochi i casi di malasanità in Italia, dovuti a vecchi macchinari, scarsi controlli su certi professori “intoccabili” del policlinici italiani e della capitale. Tra gli ultimi il caso del paziente morto ad Agrigento durante il trasporto da un ospedale ad un altro al seguito del malfunzionamento di una tac.

Questo uno tra i tanti, moltissimi casi di malasanità italiana, che stonano quando si va a fare il paragone con la Svezia ad esempio che vanta sistemi qualitativi eccellenti, totalmente gratuiti per i cittadini svedesi.È quindi fondamentale che ci sia una continua tensione al miglioramento del servizio stesso, specialmente dal punto di vista qualitativo e del controllo. Chiaramente questo diventa difficile se vengono attuati i tagli alla sanità di cui si parla in questi giorni.

I primi a rivoltarsi contro la paventata minaccia sono i leghisti, al seguito di Luca Zaia, governatore della Regione Veneto: “Il governo continua a punire Abele e a premiare Caino. Provino a tagliare un solo euro alla sanità veneta e mi troveranno personalmente steso di traverso sulla strada che vogliono percorrere di distruzione della sanità in Italia, in particolare dove, come in Veneto, ogni euro risparmiabile è già stato risparmiato senza aspettare i superesperti di turno. Qui da noi ridurre ancora la spesa equivarrebbe inevitabilmente a tagliare l’assistenza agli utenti. Ci pensino bene, prima che possa mettersi in moto una vera rivolta”.  Non è da meno il presidente della Regione Piemonte Sergio Chiamparino che tuona: “Con il governo abbiamo siglato in agosto un patto d’onore sulla sanità: se si rompe viene meno il rapporto di fiducia e collaborazione”.  Beatrice Lorenzin, Ministro della Sanità, riferisce che le è stato chiesto un taglio del 3% sulle spese del Ministero, che tuttavia “Al momento non prevede tagli alla sanità”.  Certo è che quel “al momento” non lascia senza dubbi chi teme che, i 20 miliardi previsti per rispettare la legge sul patto di stabilità venga pagata con i soldi destinati al SSN (Servizio Sanitario Nazionale).

Ancora una volta, sono gli italiani a rischiare. Peggio: gli italiani più in difficoltà, i malati che non possono permettersi le costosissime cure delle cliniche private.  In un momento di crisi economica come questa bisognerebbe blindare i fondi per il sociale e per la sanità, per tutelare chi ha più bisogno. È questo che ci distingue dal tanto osteggiato “terzo mondo”, non la guerra al finto terrorismo, non l’alleanza con gli Stati Uniti, o l’essere membri di un’Unione Europea che tutto chiede e nulla dà.