La particolare posizione geografica della Siria, fa sì che ella abbia solamente due stagioni ben contraddistinte, un’estate rovente ed un inverno molto mite. Tuttavia a due anni a questa parte, a Damasco si stanno facendo i conti con giornate più roventi di un mezzogiorno di metà luglio nel bel mezzo di un “wadi” senza acqua e senza zone d’ombra sotto cui riposarsi. Da due anni, la Siria di Bashar Al-Asad è sotto assedio. Da chi? Teoricamente i media farebbero passare i “rivoltosi”come cittadini siriani, magari sì, qualche compagno di ventura, un mercenario qua e là, ma giusto per l’abilità tecnica che essi sfoggiano nei combattimenti corpo a corpo o di guerrilla urbana, dove un Khaled addestrato in Yemen che sappia sparare è molto più efficace ad instaurare una democrazia che un panettiere di nome Salim proveniente da Aleppo. I cosiddetti compagni di ventura, tuttavia, supererebbero di gran lunga il numero di siriani coinvolti negli scontri con l’esercito regolare di Damasco, tra questo si possono annoverare nomi illustri, tra i quali:

-Juba il cecchino di Baghdad, anche denominato il “ratto”, non si conosce la sua vera identità, spietato mercenario Irakeno, ha combattuto le forze statunitensi in varie località. La sua mano ferma ed il sangue freddo gli hanno consentito di uccidere, si dice, 640 soldati, 37 dei quali mostrati in questo video.

-Yazzid Sufaat, 29 anni, Malese, laureato in biochimica negli Stati Uniti, aveva il compito di costruire ordigni IED (improvised explosive device) e reclutare attentatori suicidi in Siria, affiliato ad Al Qaeda è stato arrestato a Kuala Lumpur.

-Rami Sarhan, Kelanni Hussein, Mohammad Kalousha e Wael Shikhani, iracheni, appartenenti al gruppo armato “Al-Obada” affiliati al gruppo terroristico di Al Qaeda in Iraq, si sono macchiati di molti crimini verso la popolazione siriana; sono stati uccisi dalle truppe regolari dell’esercito siriano nella città di Eitibeh.

-Ahmad Al-Shimali, Abdul-Malek Ouda, e Omar Rashawn, mercenari jihadisti si sono macchiati di crimini come stupro omicidio e rapina verso la popolazione siriana, facevano parte delle truppe ribelli.

-Radwan AhmadNahili, il cecchino più letale di Homs, mercenario qaedista, ucciso ad Homs nei primi giorni di febbraio.

-Vari esponenti di Al Qaeda in Medio Oriente come: Abu Abdul-Jabbar al-Najdi autore di un attentato terroristico dove hanno perso la vita 80 civili, appartenente al Fronte Al Nusrah, un’affiliazione di Al Qaeda in Iraq. E molti altri, appartenenti ad altri gruppi, sempre affiliati ad Al Qaeda, autori di attentati di piccola, media e grande entità.

Il fronte secolare di opposizione siriana, ha più volte manifestato in favore di questi movimenti, dando l’impressione che, qualora fossero riusciti nei loro intenti criminali, avrebbero manomesso il sistema istituzionale secolare promosso da Bashar Al Asad e da suo padre, Hafiz Al Asad, prima di lui. Nel XXI secolo, la forza fisica non si dimostra solamente su chi ha le armi migliori ed i soldati valorosi, c’è bisogno, in un mondo portato all’estremo della globalizzazione, di un certo consenso da parte dei vari demagoghi stranieri, che nulla sanno e nulla immaginano della reale situazione siriana. L’opposizione, promuovendo ideali di blanda democrazia, che hanno attecchito perfettamente nei vari ambienti internazionali, hanno promosso la causa come giusta, di fatto rendendo illegittimo il governo di Al-Asad. Dopo tutto questo, verrebbe da domandarsi, ed anche facendo paragone con gli altri “successi della primavera araba” se tutta questa non sia una grandissima farsa, un gioco politico instaurato dalle Petrol-Democrazie e dai loro alleati per sbilanciare l’ordine medio orientale a scapito della Siria, Giordania e Libano.

IL GIOCO STRATEGICO

Il Medio Oriente, data la sua propensione sociologica ad instabilità politiche, corruzione ed enormi lacune istituzionali, nonché data la vastissima ricchezza di idrocarburi, rappresenta il campo di battaglia prediletto per accaparrarsi dette risorse, per esempio come le due guerre del golfo. La Siria tuttavia, non stimola l’appetito dei vari cercatori di ventura per il solo approvvigionamento di idrocarburi, per il quale, visto il non eccessivo volume, non varrebbe la pena avviare un nuovo conflitto. Questo discorso deve basarsi su un rapporto di importanza politica ed influenza culturale.

Con la fine dei governi egiziani di Nasser e Sadat, e soprattutto dopo la pace con Israele del 1978, la Siria ha cominciato a ricoprire un ruolo delicatissimo sia all’interno della “Lega Araba” sia che dinanzi al mondo intero, in quel periodo infatti, la Siria si era promossa come portatrice degli ideali arabi nel mondo, della guerra contro Israele per ridare una terra alla popolazione Palestinese e soprattutto come un’efficace risposta di facciata contro la globalizzazione e contro gli Stati Uniti. All’epoca, gli arabi Kharejeeti, in altre parole quelli provenienti dalla penisola arabica, a malapena sapevano a cosa servisse il petrolio che loro esportavano per due soldi alle varie multinazionali del petrolio occidentali. Tuttavia, il denaro, e molto, cominciò ad affluire nei loro sistemi economici, facendogli acquisire quella capacità e quella sicurezza da fargli alzare la testa con sicurezza e dire:”Noi siamo i VERI arabi e non tollereremo che dei fenici si facciano promotori del mondo arabo.” Detto ciò, non è difficile immaginare come abbiano, con l’appoggio della comunità internazionale, cominciato a screditare il governo di Al Asad, e prima del suo i governi di Gheddaffi, Mubarak ed ancora prima di loro il governo di Ben Ali.

Notate l’assurdità di questa situazione. Da un lato “avevamo” paesi “quasi emergenti”, la Libia era il paese più ricco d’Africa, l’Egitto era il cuore culturale dello stesso continente, la Siria era una terra pacifica di tolleranza intra religiosa estrema, mentre adesso date uno sguardo ai regimi arabici, L’Arabia Saudita non comprende i basilari diritti umani, non ha una democrazia, ma una monarchia assoluta basata sulla “sharia”, negli emirati arabi uniti, abbiamo un unione di 7 emirati anche loro monarchie assolute, dove le maggiori cariche sono suddivise tra i parenti più stretti e da nessun altro. Tuttavia i loro regimi sono giusti. In pochissime parole, i Khareejiti, vogliono approfittarsi della situazione e monopolizzare il medio oriente, dal punto di vista economico, strategico e militare. C’è da chiedersi quale ruolo ricoprirà la Turchia, da sempre miglior alleato della Siria, che di punto in bianco decide di espellerne l’ambasciatore ed abbracciare il gruppo ribelle, denominato “FSA; Free Syrian Army”. Solo il tempo e gli eventuali sviluppi ci permetteranno di capire a cosa porteranno questi intricatissimi giochi politici, che definire squallidi ed immorali sarebbe altamente riduttivo.

GLI ALLEATI DEL LEONE SIRIANO

Date le premesse, sembrerebbe scontata una caduta rapida di Damasco. Sbagliato. La Siria dal suo lato ha Russia, Cina ed Iran (i principali), i quali non permetteranno che la barriera siriana ceda per vari motivi: L’Iran, teme che una caduta del regime Siriano, possa favorire l’installazione di basi americane sul suolo siriano, nonché una più facile infiltrazione di agenti del mossad da Israele, che automaticamente, da una Siria eventualmente in frantumi e ad un Iraq devastato, si ritroverebbero davanti Tehran. Israele e Iran diverrebbero in qualche modo “vicini di casa”. Oltre a questo, Tehran teme, che gli sviluppi in Siria, potrebbero avere un effetto di ritorno sul paese persiano stesso.

Dal canto suo, la Russia, non vuole vedere un suo fido alleato ed partner commerciale venire schiacciato da potenze straniere con intenzioni da conquistatori. Per la Cina, significherebbe perdere un partner commerciale di notevole spessore nell’area, commercio di per sé valutato per 2.2 miliardi di dollari americani. Oltre a questo sono partner anche dal punto di vista militare, negli anni 90, la Cina ha venduto dei missili balistici alla Siria. Nei mesi scorsi, questi alleati non potendo intervenire sul campo hanno dato supporto al popolo siriano ed al suo legittimo governo tramite le istituzioni internazionali come le Nazioni Unite, ponendo sempre il proprio veto sugli embarghi previsti deliberati dal consiglio di sicurezza.

UNO SGUARDO ALL’INTERNO

La Siria ormai è distrutta. Aleppo è un cumulo di macerie. Damasco è sul punto di essere arsa per intero, l’antichissimo suq medievale è andato distrutto. La moschea degli Omayyadi è in serio pericolo. Le informazioni sono scarse e contraddittorie, i media stranieri fanno fatica a entrare nelle città senza essere allontanati da colpi di arma da fuoco. Non si sa con certezza a quale livello sia arrivato il conflitto, quali città siano andate perdute o riconquistate dall’esercito di Damasco, sappiamo soltanto, che le truppe regolari stanno combattendo valorosamente per scacciare l’invasione terroristica nel paese, a dimostrazione di ciò molte sono state le manifestazioni pro Asad in Siria e all’estero nei mesi scorsi. I soli terroristi uccisi ed arrestati di cui sopra, basterebbero a mandare all’aria l’intera messa in scena. Le truppe FSA sono costituite da terroristi, il cui unico scopo è uccidere, rubare e stuprare. Non c’è nulla di democratico in questo conflitto, e se mai ci fosse stato, si è perso tutto nel giro della prima settimana di scontri.

I metodi dei vertici dell’opposizione sono quanto di più anti democratico ci si possa immaginare. Moaz al Khatib, a capo di detta “opposizione”, è spesso in viaggio per il mondo alla ricerca di supporto estero, ed in molti di questi paesi, le ambasciate siriane sono state sostituite con dei surrogati, gestite da persone che nulla hanno a che fare con il mondo diplomatico siriano e che non ne rappresentano la realtà. L’ultimo di questo disgustoso atto è accaduto nel Qatar, dove il regime qatariota ha considerato legittimo il lasciare in mano all’opposizione il compito di dirigere l’ambasciata siriana.

In questa fase di conflitto si stanno raggiungendo paradossi incredibili, si sta perdendo la misura del giusto, ci si sta approfittando di uno stato, la Siria, che sta già fronteggiando una dura battaglia interna contro i terroristi dell’FSA, venendo così pugnalata vigliaccamente alle spalle. Il conflitto siriano, arrivato al suo secondo anniversario, ha reclamato più di 80.000 vittime. Finora non se ne riesce a vedere una fine certa, dovesse prevalere l’opposizione, si arriverebbe probabilmente ad uno stato volto verso una politica islamica radicale, vista la presenza di jihadisti che sicuramente comincerebbero a domandare posti nella politica e ad avanzare richieste politiche.