Spesso si parla dell’Italia che c’è, dell’Italia che lotta o di quella che non lotta e si accontenta di come le cose filino senza interesse. Altre volte sorge uno strano disgusto per i continui avvenimenti politici, ma molto più spesso ci si dimentica di una cosa. E cioè che i problemi reali sono quelli contro cui non si può fare nulla, contro cui non basta un eroe, perché gli eroi ottengono la gloria personale pur cercando di cambiare le cose, ma le cose non le cambia nessuno. Restano così come sono, come un cancro. E non si tiene a mente che esiste un cancro in particolare che si chiama “organizzazione criminale” o “mafia” o Cosa Nostra o ‘Ndrangheta o Camorra o come volete voi. Denominazioni comuni per una sostanza uguale: la schifezza. Ci si chiede del Bilderberg, della massoneria, ma la mafia non è di meno, anzi. L’unica nota positiva è che essa è consapevole di essere criminale. Ma detiene un impero, una economia capace di reggere mezzo mondo, con denaro riciclato si intende. Ma non è questo il tema che vogliamo trattare o forse non proprio. Apparentemente ciò che segue non ha nulla a che fare con le organizzazioni criminali di stampo mafioso – sotto sotto spesso le radici sono in comune. L’economia si deve risollevare, allora ci si inventa qualcosa che di quattrini ne frutta. E parecchio. Le energie rinnovabili sono molto di più di un business, sono un “mangia mangia” capace di accontentare le tasche di imprenditori che forse legittimamente guadagnano e legittimamente lasciano risparmiare. Non vorremmo neanche recare onta ai pochi ma onesti uomini che ci lavorano, ma intendiamo dire che è ancora una volta colpa del sistema. Non per rassegnazione o per scusa, ma perché la corruzione trascende la singola volontà se nell’organizzazione di un’azienda ad essere corrotta è la dirigenza. Ma arriviamo al sodo senza ulteriori perifrasi introduttive.

Da tempo che Vittorio Sgarbi – un caso disparato – in qualità di sindaco di Salemi in Sicilia conduce un’aspra battaglia nei confronti delle pale eoliche. Nessuno si dovrebbe meravigliare, d’altronde si parla di energie rinnovabili. Già, ma cosa pensereste se scopriste che a gestire gli impianti eolici sono dei clan mafiosi? Pura fantascienza? No, realtà. Proprio come quanto accaduto a Isola Capo Rizzuto, in provincia di Crotone, in cui nel 2012 fu sequestrato uno dei parchi eolici più grandi d’Europa, poi dissequestrato poiché il tribunale di Catanzaro respinse l’accusa e ora non si capisce se sia ancora sequestrato o meno. Un giro di affari di 350 milioni di euro, che avrebbe fruttato centinaia di milioni di euro. Una cifra che sarebbe suonata come un invito a “pasta e carne” per le cosche mafiose del crotonese. La Procura avviò le indagini sostenendo come – tra le altre cose – non vi fosse compatibilità ambientale e questa fosse stata accordata sulla base di intrecci tra il dipartimento delle Attività Produttive della Regione Calabria e la cosca Arena. C’è da chiedersi appunto cosa ci faccia un parco eolico nei pressi di un centro abitato, sul mare e diremmo quasi su un aeroporto. Già, un aeroporto nei pressi di – cioè roba di metri – un bel parco eolico. Il nome parco dovrebbe ricordare un ambiente bucolico, idilliaco, con le caprette e i pastori, invece no.

Un’altra inchiesta, nell’ambito dell’operazione “Eolo” vede indagati otto persone e tre società per presunte tangenti corrispondenti a 2 milioni e 400 mila euro per il parco eolico “Pitagora” e tra questi vi è Nicola Adamo, già vicepresidente della Regione Calabria al tempo di Agazio Loiero. Senza ombra di dubbio gli investimenti eolici rappresentano un affare a colpo sicuro. Basta cercare su Google “pale eoliche Calabria” e come per magia il suggerimento automatico aggiunge “lavoro”. E non solo la mafia, a metterci le zampe sono anche i cittadini comuni. Capita così di vedere spuntare come funghi porcini, da un giorno all’altro, pale eoliche sulle colline, in montagna, ovunque arrivi vento. È normale tutto questo? È normale che per fare economia si debba speculare fino al limite del possibile? Praticamente una mafia, da Nord a Sud. Qui in particolare: non si perde tempo ad approvare progetti su progetti di pale eoliche, una moda che ricorda quella dei mulini a vento. A combatterla però – a parte qualche buon coraggioso – non c’è nessun Don Chisciotte e se anche ci fosse, l’impresa sarebbe fallimentare ovunque e comunque. Dietro tali progetti spesso si nascondono giri di milioni di euro gestiti da presunte società, alcune volte da clan mafiosi, o da gente onesta “legalmente” a cui importa però far collezione di quattrini a scapito della comunità, a vantaggio dei propri interessi. Un tempo cantavano il ragazzo della via Gluck, ora cosa ci rimane? Forse un ritorno alla terra? Energia pulita, certo, ma violenza alla Natura.