Il Senato ha bocciato la mozione presentata da M5S e SEL che chiedeva al governo di sospendere l’esecuzione degli accordi relativi al MUOS e di rimettere le decisioni al Parlamento. Il PD sottolinea così ancora una volta la sua totale sottomissione nei confronti degli Stati Uniti e degli accordi con la NATO, senza prestar alcun peso alle istanze della popolazione siciliana, da anni attiva nella lotta alla costruzione del MUOS. Gli unici vincoli imposti dall’ordine del giorno approvato appaiono infatti ridicoli se confrontati con le richieste dei siciliani: da oggi- anziché interrompere le attività del MUOS- si dovranno affiancare all’operato della struttura alcune centraline di monitoraggio dei campi magnetici che, unite ad altri strumenti tecnici, assicureranno una maggiore informazione sul livello di inquinamento arrecato dalla struttura stessa. Soluzione per molti versi analoga a quella già adoperata per l’ILVA di Taranto, con una scarsità di successo ormai nota ai più.

Per capire la gravità dell’accaduto è necessario fare un passo indietro e tornare al 2009. È in quell’anno infatti che nasce il movimento No Muos in seguito alla problematica evoluzione che aveva assunto la realizzazione della struttura. Il MUOS di fatto è un sofisticato sistema di comunicazioni utilizzato dall’esercito statunitense; esso prevede l’utilizzo di quattro satelliti e quattro stazioni a terra, una delle quali realizzata a Niscemi dopo una modifica del progetto iniziale, che ne prevedeva la costruzione presso la base di Sigonella. Il MUOS permetterebbe ai soldati USA di poter comunicare e trasferire dati in tempo reale anche in situazioni svantaggiose, andando così a sostituire la tecnologia 3G- quella utilizzata dai comuni cellulari- che non è adatta a luoghi particolarmente ostili. Le stazioni di terra sono costellate da enormi antenne che- come fossero giganteschi ripetitori per il segnale dei cellulari- trasmettono costantemente onde elettromagnetiche altamente dannose per la salute, come dimostrato da studi appositamente condotti. È dunque dal 2009 che i cittadini di Niscemi si sono organizzati per lottare contro un ecomostro che sta distruggendo il territorio e le vite degli abitanti. E se le lotte del movimento si son fatte col tempo più agguerrite e meglio organizzate, l’unica costante nella vita del NO MUOS è stata la diffidenza delle istituzioni che, fatta salva la Regione Sicilia, sembrano esser sorde alle richieste della popolazione.

Dopo essersi più volte messa di traverso alla realizzazione dell’impianto ed aver incassato il “no” del Governo, il 29 marzo 2013 la Regione Sicilia decide di revocare  l’autorizzazione a costruire l’impianto. Meno di un mese dopo, il 20 aprile 2013, il Ministero della Difesa presenta ricorso al TAR, chiedendo inoltre il risarcimento dei danni alla Regione. Ma nonostante il TAR faccia cadere le richieste del Ministero, il 25 luglio la Regione concede misteriosamente il via libera alla realizzazione dei lavori, terminati nel gennaio 2014. Nel contempo, forte di relazioni scientifiche che sostenevano la propria causa (relazioni per altro rigettate dalle istituzioni), il Movimento No Muos ha continuato la propria lotta contro quei mulini a vento rappresentati dagli accordi internazionali che prevedono la realizzazione di una struttura utile peraltro- beffa nella beffa- ad un esercito straniero.

Il destino che oggi il Movimento si trova davanti non è assolutamente roseo. Con le ultime decisioni prese dal Senato si ha l’impressione che non solo sia stata nuovamente ignorata ogni istanza cittadina, ma sembra addirittura che si sia voluto dare il contentino dell’obbligo di monitoraggio per sopprimere del tutto ogni protesta. Sembra così che lo Stato italiano abbia deciso di sottomettere la popolazione agli accordi internazionali contratti con gli USA a colpi di onde elettromagnetiche. “Prima ci ammazzano e poi ci risarciscono” ha scritto il Coordinamento dei comitati No Muos, riferendosi al fatto che il governo ha assicurato risarcimenti pecuniari nel caso di “danni accertati alla popolazione”. Ma del resto il PD, che di atlantismo vive da tempo, non è certo nuovo ad iniziative ugualmente meschine e fratricide.