Stabilito che il malfunzionamento europeo è dovuto al fatto che l’UE non integri i popoli europei in modo uguale e sovrano ma che li renda subalterni alle esigenze dell’economia particolare e assolutizzata svuotando di capacità decisionale le democrazie nazionali, è necessario abolire quelle istituzioni che generano questi problemi, per rimpiazzarle con altre più efficienti. Per prima cosa vanno individuati quali sono i trattati europei di cui siamo parte che ci portano in questa situazione, per abrogarli. Questi sono in ordine cronologico: il Trattato di Roma, il Trattato di Maastricht, il Trattati di Schengen, il Trattato di Lisbona e il Trattato di Velsen. L’abolizione delle misure che essi prevedono sono il punto di partenza della ricostruzione. Come una casa non può essere edificata su fondamenta marce, la Comunità europea non può costruirsi partendo da trattati mal funzionanti. La loro revisione può avvenire in tempi rapidissimi (come garantito dalla Legge 138 della Costituzione Italiana) qualora prima che essa avvenga si siano già poste le basi per le istituzioni che andranno a sostituirsi ad essi. Il nostro compito attuale è dunque quello di disegnare, progettare e proporre una struttura europea alternativa a quella attualmente retta dai trattati, che verrebbe a meno quando essi verranno abrogati.

La nuova Europa da disegnare è composta dal Parlamento e da tre Camere: queste devono essere l’espressione delle esigenze che tutti i popoli europei sentono in ugual misura e la cui soluzione interessa tutti allo stesso modo. Ogni Camera corrisponde a una materia: la Camera per la creazione dell’occupazione, la Camera per la gestione dell’immigrazione e la Camera per il contrasto al crimine organizzato. Esse vengono elette direttamente dai popoli nel seguente modo: in occasione delle elezioni europee ogni partito propone un proprio candidato per ogni Camera. I candidati non sono membri del partito, ma tecnici, ossia membri dell’intellighenzia delle rispettive materie (tecnico non vuol dire tiranno come purtroppo Monti ci ha insegnato, ma persona super partes, competente e specializzata nel settore, per esempio in Italia si potrebbe proporre un economista veneto, il sindaco di Lampedusa e un procuratore nazionale antimafia). Il partito che ottiene la maggioranza semplice chiede ai tecnici proposti di andare alla rispettiva camera. I tecnici di tutte le nazioni europee si riuniscono dunque presso la propria camera europea di competenza per affrontare le questioni inerenti alla propria materia con totale autonomia decisionale, svincolata dalle decisione dei governi nazionali. Le loro decisioni, votate a maggioranza semplice, passano al Parlamento europeo e, in caso di sua approvazione, entrano in vigore in tutti gli stati nazionali, che sono tenuti ad armonizzare le decisioni tecniche (competenti) ai propri ordinamenti giuridici. Ogni Camera può solo ed esclusivamente decidere in merito alla propria materia. La garanzia che ciò avvenga è data dall’istituzione di un’ultima istituzione europea, il Comitato per la tutela delle sovranità: esso, composto da due rappresentanti per ogni governo nazionale, ha potere di veto sulle decisioni delle Camere. Qualora il Comitato ritenga che una decisione di una Camera non si attenga a legiferare la propria fattispecie ma vada  a toccare materie di competenza sovrana nazionale (ossia qualsiasi cosa tranne le tre materie sopra citate), esso può porre il veto perché la decisione non venga messa in atto. In questo modo è garantito il bilanciamento tra la tutela delle sovranità nazionali e l’esecutività delle decisioni prese dalle camere nell’interesse comune.

Con l’istituzione di tale sistema, il Parlamento europeo avrebbe veramente capacità decisionale, la convergenza europea sarebbe qualcosa a cui i popoli tenderebbero e non fuggirebbero e si sentirebbe la mancanza di un organo privo delle legittimità dei popoli come la Commissione Europea. La realizzazione pratica di quest’Europa delle Competenze è più facile e rapida di quanto si possa pensare: il primo passo è quello di raccogliere consensi tra i Tecnici che sarebbero disposti a partecipare a questo disegno di avanguardia europea. Il modo migliore per iniziare è dunque quello di sottoporre quest’idea a quante più persone competenti possibile per far loro rendere conto che possono essere la classe dirigente di questo nuovo continente tricamerale. Questo inizio sta già avvenendo tramite la mia raccolta di una serie di interviste con membri delle varie intellighenzie che approvano quest’idea. Queste interviste verranno, in futuro, rese pubbliche per sensibilizzare più persone possibili che il progetto di convergenza europea non solo è possibile, ma anche sostenibile.