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«Ci hanno tolto tutto, tagliato stipendi, tredicesime, i diritti conquistati in anni di lotte sindacali, mentre i politici mantengono i privilegi»

A parlare è il portavoce del movimento degli indignados, quel – un tempo – pacifico movimento di protesta animato da giovani studenti, disoccupati, lavoratori e anziani che si oppongono al cosiddetto “governo delle banche”. Ma la manifestazione del 25 settembre 2012, questa volta, è sfociata dalle ore 19 in uno scontro a fuoco contro le 1300 unità delle forze dell’ordine; il risultato è 64 feriti. A scendere nei pressi della Cortes per essere ascoltati sono stati tra i sei e i dieci mila. Tutti invocavano le dimissioni del governo Rajoy.

L’economia nella politica, il debito pubblico nelle mani della Troika: questi i temi principali che, per quanto se ne parli, rimangono ancora poco presi in considerazione dai vertici dell’Ue. La classe dirigente, infatti, secondo gli esponenti della movimento, avrebbe “sequestrato” la democrazia, collimando esageratamente con gli interessi dei poteri economici e lasciando che l’austerity delle politiche europee tacesse questo ideale tanto ipocritamente ostentato.

La Spagna odierna, invero, ci ricorda la Grecia di qualche mese fa – dove peraltro ad Atene ieri hanno manifestato in 50 000 contro i tagli del governo Samaras. Con un debito pubblico che ha raggiunto il 75% del Pil, l’inflazione al 2,7%, e la disoccupazione che tocca il 25%, la storia sembra ripetersi. Non a caso a partire dal mese di luglio la Spagna è divenuta il quarto paese dell’Eurozona a chiedere un aiuto economico all’Ecofin dopo Irlanda, Portogallo e Grecia. L’Europa sembra precipitare in un vortice che non conviene a nessuno. I cittadini però non sono disposti ad accettare l’austerity come garanzia per un prestito ad alto tasso di interesse che per quanto possa salvare l’economia – dubbia presunzione – non salverà la crisi delle istituzioni europee.

Il governo di Mariano Rajoy, tuttavia, non cede il passo, ed è anzi intento a dare segnali forti con la riforma dei tagli alla spesa pubblica. Tra i tagli, dal primo settembre si è soppresso l’aiuto medico per gli individui non in regola, come se la crisi finanziaria potesse andare oltre i valori etici e morali, oltre il diritto universale che la sanità rappresenta.

Il popolo spagnolo, dunque, si sta ribellando a quello che non è solo un problema legato alla penisola iberica e alla sua economia, ma a quello che si sta rivelando un errore del nostro sistema “democratico”, una falla che si è dimostrata l’origine, l’ingranaggio e il motore dell’Unione Europea.