Da più di qualche giorno il co-fondatore del MoVimento andava sui palchi urlando all’impeachment, ieri però a sorpresa si è presentato incravattato nelle aule del Senato, per una sorta di blitz non-violento.

“Sono venuto a vedere l’arredamento” dichiara ironicamente, accompagnato dal suo responsabile della comunicazione Messora, tuttavia i motivi reali sono ben altri. Il leader è infatti andato nel campo aperto a tirare le redini dei suoi, a riaffermare la sua supremazia, sciogliendo tre controversi nodi che in questi ultimi mesi avevano fatto discutere non solo i suoi fedeli ma l’opinione pubblica tutta: una piattaforma web sulla quale sarà possibile per gli iscritti al movimento proporre online delle nuove leggi (e forse questo è l’aspetto un poco più distante dei tre dall’interesse comune) al fine di incentivare la democrazia diretta sempre proposta; il reato di clandestinità e per ultimo (ma non per rilievo) i suoi recenti screzi con un Re Giorgio sempre più arroccato nella sua fortezza del Colle.

Difatti, mentre per il reato di clandestinità Grillo conserva grossomodo le sue opinioni promettendo tuttavia una discussione di tipo referendario con i parlamentari e gli iscritti al  M5S (perché a suo dire si è trattato di una “questione di procedure” più che contenuti), per il Capo dello Stato non riserva parole dolci. Vi è da dire che questa volta le risposte date (eccezionalmente) ai giornalisti sono state più lucide e calibrate, invece di accendere un falò con la benzina, ha pensato bene di usare la carbonella, argomentando che il non presentarsi del M5S al Quirinale per discutere con gli altri gruppi la legge elettorale non è stato uno sgarbo, quanto una presa di coscienza (“Con i giochi già fatti, bisognava andare lì a fare cosa?”), a riprova che quello creatosi è un rapporto certamente complicato con la massima carica dello Stato.

Effettivamente il discorso di Grillo questa volta risulta alquanto condivisibile, dal momento che la constatazione di un Presidente dal carattere più partitico che nazionale è cosa ben nota, di conseguenza non desta scandalo il leader di un movimento, o partito che dir si voglia, mostra il suo dissenso nei confronti di quello. A nascondere le “cose” sotto la neve ci si rimette sempre, perché poi la neve si scioglie e le cose tornano alla luce del sole e così anche il fare le cose di nascosto spesso non porta buoni frutti, in riferimento all’incontro che Napolitano aveva già avuto con i rappresentanti (PD e PDL) della maggioranza per prendere quelle che ufficiosamente sarebbero state le decisioni sul Porcellum.

 Conclude alla fine il leader pentastellato con una invettiva nei confronti dell’intero Parlamento, denunciando come i suoi siano stati di fatto messi in disparte, dal momento che i loro centinaia di emendamenti non arrivino neanche ad essere discussi in commissione (e quando succede così non resta altro che andare a gridare sul tetto). Per la chiusura si affida allo slogan efficace ed assolutamente in linea con l’attuale mood del MoVimento, “elezioni subito, per rifare lo Stato Italiano”. I commenti di sdegno da parte della politica sono stati alquanto prevedibili, a cominciare dai tweet del Premier a difesa del Re.

Tutto procede secondo i piani.