Dal nostro inviato a Gerusalemme (Palestina)

Gerusalemme Est. Sono ripresi la mattina del 10 febbraio scorso i lavori per il completamento della “barriera di separazione israeliana” nell’unico tratto tra Gerusalemme Est e il villaggio cisgiordano di Abu Dis in cui il muro non consiste in lastre di cemento di circa 10 metri. E perché questo accade proprio adesso, a dieci anni dall’inizio della costruzione del muro in questa parte della Cisgiordania?

Per capirne le ragioni bisogna risalire al 2003. Il signor Ali Ayad, un palestinese di mezz’età, proprietario di un albergo a Gerusalemme Est, in una sera qualunque vede il suo albergo invaso dai soldati. Gli ospiti dell’albergo, soprattutto dei professori universitari stranieri impegnati nella vicina università, vengono perquisiti e i passaporti sequestrati, “potrete riprende i vostri documenti nella vicina stazione di polizia”. Ali e la sua famiglia vengono cacciati fuori senza il minimo riguardo.

Così nell’agosto del 2003 un tribunale israeliano dichiara il proprietario dell’albergo “assente. Ma la famiglia Ayad intraprende una dura battaglia legale e arriva a dimostrare che loro erano sì assenti, ma unicamente perché l’albergo era occupato dai soldati. In pratica sono 10 anni che Ali è senza casa e senza lavoro, perché il suo albergo serve da avamposto per l’esercito israeliano. Ma la giustizia israeliana ancora non gli ha dato torto. Infatti il muro non è ancora stato costruito, almeno per quel piccolo tratto.

Tutta la questione risiede nel fatto che se il muro venisse costruito sul lato ovest della proprietà, l’albergo rimarrebbe in Cisgiordania, e i soldati non avrebbero alcun motivo per restare, sapendo che la caserma più vicina è ad appena 500 metri; ma se il muro venisse costruito sul lato est l’albergo si ritroverebbe in Israele, ed Ali, cittadino palestinese non vi potrebbe più accedere in alcun modo. E questo farebbe in modo che l’albergo rimanesse davvero abbandonato e permetterebbe al governo israeliano, grazie ad una legge in sé non ingiusta, di prenderne legalmente possesso a tutti gli effetti.

L’udienza definitiva per risolvere la questione tra il Signor Ali Ayad e lo stato d’Israele è fissata per il prossimo 21 maggio. È la prima volta che un caso del genere (e ce ne sono moltissimi) arriva fino alla Suprema Corte di Giustizia, l’ultimo grado di giudizio. E non c’è alcuna ragione per pensare che la Corte non dia ragione ad Ali.

Ed è proprio per questo motivo, ed anche per non creare un precedente, che i soldati israeliani, beffando la legge (la loro legge) senza alcuna autorizzazione scritta, e senza un ordine preciso, hanno ricominciato la costruzione del muro appena 4 giorni fa, ovviamente pianificando il muro tra l’albergo e il suo legittimo proprietario. Così il 21 maggio Ali sarà veramente assente e la Corte potrà, a ragione, giudicare contro di lui. De jure Israele è sicuramente una solida democrazia da cui prendere esempio. Peccato che non lo sia anche de facto.