L’inizio della Storia si fà risalire al 3.500 a.C., con la fine dell’ultima era preistorica, il Neolitico, caratterizzata inizialmente dal passaggio (evolutivo?) da comunità nomadi dedite a caccia e pesca a comunità sedentarie dedite all’agricoltura e all’allevamento, e conclusasi con l’invenzione della scrittura.  La nascita delle prime civiltà in quest’era (individuate nella civiltà della valle dell’Indo e in quelle della Mesopotamia e dell’Egitto) segnano l’inizio della civilizzazione dell’uomo evolutasi sino a noi; la nascita delle prime società gerarchizzate, quella delle prime forme di diritto con la trasformazione (evoluzione?) della consuetudo. Millenni prima, nel Paleolitico, con l’utilizzo dei primi utensili (definito l’inizio della tecnologia) si ha il passaggio dall’Homo habilis all’Homo sapiens. Ed è da qui che inizia la follia delle vanità umane.

La stessa denominazione ha condizionato l’essere-uomo sinora. Egli si è autodefinito “sapiente” ignorando ciò che significasse, si è elevato al centro dell’universo, affermando che la Terra fosse piatta e giustiziando chi ne affermava la supposta eresia, si è ritenuto onnipotente, autolegittimandosi a compiere ogni oscenità gli venisse in mente, si è autoproclamato imperatore della Terra, soggiogando e sfruttando i suoi simili come qualsiasi altra specie vivente. Combatte da millenni per conquistare terre e monti, mari e fiumi, spargendo sangue e violenza con guerre centenarie per pura ambizione, ha ucciso fratelli per avidità, si è rinchiuso nella gabbia dei fanatismi più disparati e dei tradizionalismi più beceri, fissandosi inebetito sull’albero di fronte a lui ignorandone la foresta celata, anzi, ripudiandola impaurito ogni qual volta questa vi si scorgeva per un attimo. E’ giunto alla distruzione di se stesso, di ciò che lo circonda, e del luogo dove vive. Ha sempre rifiutato la novità e la vera evoluzione per l’avido e ottuso “possesso di potere e controllo”, affermandosi come predicatore di moralità, non ha mai puntato a creare comunità autosufficienti ed efficienti, fissandone come nucleo di riferimento la Natura e la Conoscenza. I primi e gli ultimi nella storia dell’humanitas furono i Tolomei che con la costruzione della Biblioteca reale di Alessandria, la più grande del mondo antico, ospitò personaggi dell’altezza di Pitagora, Euclide, e Aratostene. Infatti, dall’inizio della storia ad oggi non v’è stata alcuna evoluzione dell’uomo; egli ha perseguito sempre le medesime vanità e i medesimi vizi, con forme e strutture diversificate, tralasciando ciò che la Natura professava e professa tramite la scienza e le leggi che la vivificano – per ciò l’evoluzione scientifica accresce la consapevolezza. 

Questa è stata ottenuta nel corso del tempo ma sempre individualmente, dai geni, dai curiosi, dagli anticonvenzionali susseguitesi nella storia, da Newton a Faraday, da Galileo ad Einstein, da Copernico a Zwicky, e sempre in contrasto con il ‘sapere’ contemporaneo che veniva professato. Ed è per questo che tali scoperte non hanno mai accresciuto la consapevolezza dell’uomo, non sono mai state volontarie! prospettate o volute da una qualche elitè che abbia governato questo paese, quella nazione, o quel continente, in quel contesto o in quel tempo. Sono state eccezioni alla regola, eretici della verità, virus dei software, profeti lasciati marcire con la loro sapienza, anzi, spesso sfruttati per accrescere il potere da chi lo deteneva. Si pensi alla chiave d’accesso al cosmo scoperta da Einstein e lo sfruttamento di essa per la creazione di bombe a fissione nucleare incontrollata.

La vera definizione sarebbe dunque altra: Homo civilis per esempio, nel senso di uomo ‘civilizzato’, ontologicamente – che nell’epoca attuale ha raggiunto il suo ego maximo, per giunta superandolo contrapposto a quello che dovrebbe essere, o che magari potrà essere, l’Homo ad scientiam, ossia l’uomo che persegue la scienza per ottenerne la conoscenza, amandola ed esprimendola con arte e filosofia. “ Fatti non foste a viver come bruti, ma per seguir virtute e canoscenza” (Dante Alighieri, Comedìa, Inferno XXVI). Solo così l’uomo potrà “fondersi con la natura”, conoscerla e quindi rispettarla; entrando nel ciclo sferico della vita in punta di piedi assieme a tutti gli altri organismi viventi e non con falce e martello imponendo la propria supposta superiorità, situandosi in cima alla piramide. La piramide non esiste, è il faraone che la fa costruire. Come si può arrivare a tale consapevolezza?

Non molti secoli fa si è cominciato a scrutare la Terra da una prospettiva diversa, in relazione al “tutto”, al cosmo. Da Galileo Galilei a Fritz Zwicky si è scoperto che il nostro sistema solare è situato, assieme ad altri miliardi di miliardi di stelle, pianeti, asteroidi, lune, ecc. all’interno di una galassia, e che di queste galassie, il cosmo né contempla una quantità indefinita e forse indefinibile. Le tecnologie al riguardo si sono evolute esponenzialmente, stanno avvenendo la prime mappature dell’universo, si è alla ricerca di possibili pianeti abitabili o abitati, si sono costruiti telescopi o simili sia terrestri che aerospaziali che identificano onde radio, frequenze ed energie nello spazio cosmico, scattando immagini da brividi di quella che è solo una piccola parte del tanto ricercato Tutto. Si è scoperto inoltre che una strana energia e una strana materia, definite “oscure” per ignoranza, agiscono sull’universo in larga scala avendo la meglio anche sulla gravità e che questo è in perenne espansione.  

Rispetto a tale grandezza cosa rappresentano le sterili presunzioni umane? Tutte le dottrine elargite con tanta superbia quanta ignoranza, professate come assolute e immodificabili, da quelle religiose a quelle economiche, da quelle del diritto a quelle filosofiche, si riducono a poche flebili voci, strillate da millenni invano, su di un piccolo granello di terra, sospeso su un fascio di luce nell’infinito buio cosmico.