Deutschland über alles! Stavolta è tutto vero, i tedeschi sono campioni del mondo per la quarta volta, trionfano in quello che verrà ricordato come uno dei mondiali più emozionanti di sempre e scrivono la storia. Non è la vittoria del singolo, del solo Philipp Lahm o di Thomas Müller, è un successo di squadra, figlio dell’efficienza dei settori giovanili, dell’inclusione dei figli degli immigrati nel movimento calcistico (vedi Khedira, Boateng, Mustafi, Ozil, Podolski, Klose), del multiculturalismo, del benessere economico e sociale garantito dai governi della Merkel, ma soprattutto dell’unificazione del Paese, avvenuta 24 anni fa, il 3 Ottobre del 1990. Visto così, sembrerebbe un bel quadretto, Mannschaft sul tetto del mondo e popolo in festa, ma l’apparenza inganna, perché anche se il modello-Germania verrà preso come esempio, anche se queste nuove generazioni – probabilmente – raccoglieranno l’eredità della Roja, anche se i giornali di tutto il mondo si riempiono la bocca con parole come ‘integrazione’ e ‘multiculturalismo’, ci si dimentica sempre dei fratelli dell’Est, emarginati, ignorati e lasciati a se stessi, oggi come vent’anni fa, nella politica come nel calcio. Unificazione? Piuttosto un’annessione, un Anschluss in salsa cristiano-democratica perpetrata dai governi di Lothar de Maizière (eletto nella Repubblica Democratica in seguito a libere elezioni) ed Helmuth Kohl.

In questo ventennio l’ex DDR è cresciuta in fretta, senza però raggiungere la cosiddetta “altra Germania”, dove i livelli di reddito restano superiori del 25-30%. Il problema principale dei lander dell’est – Sassonia, Sassonia – Anhalt, Turingia, Brandeburgo, Meclemburgo e Pomerania occidentale, più Berlino Est – è rappresentato dall’ampia fascia di popolazione che si trova in condizioni di povertà, il che ha costretto gli abitanti ad un vero e proprio esodo verso l’Ovest (circa 3,8 milioni di persone negli ultimi due decenni). Inoltre, il tasso di disoccupazione è del 12%, mentre ad Ovest si assesta al 6%. Fenomeni come l’Ostalgia – la nostalgia dell’Est – sono in continua crescita, così come il consenso verso Die Linke (8,6% alle politiche del 2013, 7,5% alle ultime europee), l’erede dell’erede del SED, il Partito Socialista Unificato di Germania di Ulbricht ed Honecker. Nel calcio, la situazione è praticamente la stessa, in quanto il Mondiale del 2006 ha lasciato alla vecchia DDR soltanto le briciole: in Bundesliga non c’è nessuna squadra dell’Est e le migliori si barcamenano tra la 2.Liga e la 3.Liga (vedi Union Berlino, la gloriosa Dinamo Dresda appena retrocessa in terza divisione, Energie Cottbus, la squadra della cancelliera, ma anche Magdeburgo, Carl Zeiss Jena, Hansa Rostock ecc). Tra la Nationalelf e l’Under 20, tralasciando il Campione del Mondo Toni Kroos, nato a Greifswald e cresciuto nell’Hansa Rostock, gli ‘Ossi’ si contano sulle dita di una mano (tra i più famosi, Bittencourt dell’Hannover, Arnold del Wolfsburg, Mohwald dell’Erfurt e Schmelzer del Borussia Dortmund). Le amichevoli della Nazionale maggiore, inoltre, vengono giocate tutte ad Ovest, in quanto possiede stadi migliori e più attrezzati ad ospitare gare internazionali. (la prossima amichevole ad Est è addirittura in programma nel 2015).

Quindi, se da una parte la federazione può contare su 366 centri di formazione per giovani calciatori, 29 strutture di coordinamento e la bellezza di 2,5 milioni investiti ogni mese sul vivaio nazionale, dall’altra parte si tira a campare. Quel sistema – fondato anche sul ricorso al doping, su partite truccate e scarsa competitività – non esiste più ed ora le compagini dell’Est devono fare i conti con il capitalismo, realtà alla quale non erano abituati. Sono finiti i tempi di Matthias Sammer e Michael Ballack, due tra i giocatori più forti che l’oriente tedesco abbia mai sfornato, ora è tempo di rimboccarsi le maniche e cercare di stare al passo dell’Ovest, non si può vivere di ricordi. Tuttavia, a Lipsia, la RB Leipzig  – di proprietà della Red Bull – sta scalando i campionati. Oggi è in 2.Liga, domani chissà, forse è nata una nuova stella, Auferstanden aus Ruinen!

Alla luce di tutte queste divisioni si può parlare, quindi, della vittoria di un Paese unito? Nonostante siano trascorsi molti anni dalla caduta del Muro e dall’unificazione, l’ex Germania Est sembra vivere ancora in un mondo a parte, alienata da tutto ciò che la circonda, costretta a vivere di ricordi e di tempi che furono, ma che purtroppo non torneranno mai. Senza togliere nulla a questa corazzata che ha meritato il trofeo – a cui si aggiunge l’ossatura per il futuro composta da Draxler, Durm, Kramer, Ginter, più ovviamente Goetze, Muller, Howedes, lo stesso Kroos, protagonisti indiscussi di questa edizione –  si giunge, purtroppo, ad una conclusione: Est e Ovest non sono mai stati così lontani. Alla ‘festa dell’integrazione’ mancava qualcuno, i tedeschi orientali non sono stati invitati.

FP