Definire l’area rossobruna non è semplice. Partiamo da questo presupposto. In termini prettamente politico-letterari, coloro che si richiamano a questa visione del mondo, spaziano da Gramsci a Gentile, da Bombacci a figure anarchiche come Proudhon e Bakunin. Filosofia idealista, ergo triade Fichte-Hegel e Marx, sino ad arrivare a politici di riconciliazione nazionale e difesa sovranitaria quali Chavez, Guevara e De Gaulle. Analogie tra questi pensieri e pensatori esistono e sono molte ma per indagarle ci vorrebbe un’opera paraenciclopedica, ecco perché preferiamo andare ad evidenziare, breve linea, quali sono le caratteristiche essenziali del rossobrunismo.

Per prima cosa viene superata definitivamente la dicotomia destra-sinistra, smontando la quaestio del divisore che fu l’eguaglianza. L’egualitarismo viene, infatti, sostituito da una condizione di uguaglianza, diremmo, di dirtto naturale. Destra e sinistra in chiave partitica e storicamente attualizzata, sono, invece, totalmente assorbite dai meccanismi capitalistici imperanti e quindi da superare definitivamente. Se la destra, infatti, è divenuto il luogo ove il capitalismo si concretizza, la sinistra, abbandonato Marx e il socialismo reale ed abbracciata l’ideologia consumista derivante dal Sessantotto,  è la spalla ancillare allo sviluppo totalitario in chiave culturale dell’ideologia capitalista. Superata questa dicotomia, i cosiddetti rossobruni, cercano una via alternativa e la individuano nel comunitarismo. Base fondante è poi la sovranità nazionale, monetaria e quindi territoriale.  Il rosso  è la sinistra nazionale, il bruno è la destra sociale. I temi socialisteggianti della sinistra nazionale si declinano sulla necessità di una rivalorizzazione dei diritti sociali e della ferma critica in chiave Marxiana del capitalismo totalitario. La destra sociale, dal canto suo,  cerca di sintetizzare con il resto elementi di tradizionalismo, conservatorismo e antimodernismo, anche in chiave economica con la riproposizione della “terza via” a memoria di quella che fu la Nuova Destra di Marco Tarchi, per esempio. I cosiddetti rossobruni hanno una chiara sintesi europeista legata al sogno di Erasmo e di Kant, non certamente all’attuale Unione Europea, alla sua collocazione geopolitica e al monetarismo totalizzante di cui è portatrice. Tutt’altro, vorrebbero un’Europa dei popoli, forte sovranisticamente e legata a precise peculiarità identitarie quali scudi a difesa dal fenomeno della globalizzazione dei costumi e delle merci. C’è anche chi fonda la sua visione su questioni di tipo Euroasiatistiche. In politica estera viene tutelato il concetto di autodeterminazione dei popoli e vengono difese le minoranze etniche o nazionali che difendono la propria autonomia territoriale, vedesi soprattutto la Palestina. L’antiamericanismo è sullo sfondo ma non come totale aberrazione del sistema U.S.A. quanto come ferma e netta opposizione alle modalità dell’esportazione del capitalismo nel mondo per mezzo di una discutibile ed immaginifica esportazione della democrazia.  

Questo che veramente a grandi linea abbiamo tentato di definire non è organizzato in alcun modo. Ci sono stati degli anni dei picchi culturali importanti ( ad esempio ” l’elogio del Comunitarismo” del 2006, di Costanzo Preve”) ma non vi è mai stato un vero e proprio indirizzo unitario ne politicamente ne culturalmente. E’ un movimento, questo, fatto principalmente di individui, ognuno con i suoi interessi ed i suoi riferimenti politico-culturali. C’è, sicuramente però, nell’aria il sentore che questa sintesi di visioni del mondo stia prendendo piede in modo molto veloce ed in parallelo con la crescita delle manifestazioni degli effetti del trionfo del Capitale. Non è assolutamente da escludere, quindi, che la ricerca di una casa comune, la sua creazione e l’eventuale messa in gioco di questa visione sotto aspetti non più solamente filosofici, possa realmente avvenire. Certo è un processo e ci vorrà il tempo naturale ma già che comincino a sentirsi gli strali di coloro i quali si affrettano a negare l’esistenza di un vero e proprio “oggetto” che fondi il rossobrunismo, è un segnale, se non il segnale, che la cosa preoccupa e non poco. Ovviamente, ad affrettarsi, sono certamente i difensori della borghesia ed i fautori degli interessi borghesi che non possono non notare la comparsa sulla scena di un ennesimo potenziale capro espiatorio a cui assegnare le responsabilità per eventuali oscillazioni sociali. Ecco, quindi, un altro “male assoluto” utilizzabile ideologicamente dallo Stato borghese a proprio uso e consumo e questo che diciamo vuole osare essere una previsione più che una premunizione. 

Uno dei primi banchi di prova del rossobrunismo saranno le elezioni europee. Anche se non esiste un partito riconducibile a questo filone, molti sono i movimenti ed i cartelli elettorali che si rifanno direttamente alla sintesi che la sinistra nazionale e la destra sociale, seppur in maniera minoritaria e parecchio elitaria, hanno operato in questi anni. La storia ci insegna però, che non è tanto il numero di pensatori che operano una sintesi e tentano di dominare un processo storico che compie una rivoluzione culturale, quanto i processi storici stessi che per mezzo di un movimento dialettico di tipo hegeliano, si affermano inevitabilmente quali storicizzanti e compiono quello che ” il terriccio della mente” direbbe Tolkien, ha ragionato negli anni. Ecco perché, una casa comune dei rossobruni non è utopica e potrebbe costituire, forse, la prima vera forza antisistema ed antiborghese mai apparsa in Italia dai tempi del dopoguerra.