Fonte: Rinascita

Chi vincerà le elezioni presidenziali nel 2012? É la domanda che si fanno politologi, giornalisti e cittadini da quando l’ascesa del Front National della neo-eletta Marine Le Pen ha spaccato il bipartitismo politico destra/sinistra, vale a dire UMP/PS. Oggi l’esagono sembra frammentarsi geometricamente in tre parti approssimativamente uguali se si tralasciano i partiti che ottengono una percentuale variabile tra il 2 e il 10%. I sondaggi nazionali sono come al solito poco affidabili, non solo perché viene interrogata una microscopica parte dell’opinione pubblica, ma anche perché come di consuetudine nelle democrazie occidentali, i cittadini scelgono il proprio rappresentante politico il giorno stesso delle votazioni all’interno della cabina elettorale. Invece di farsi ammaliare dagli slogan politico-mediatici, dai sondaggi pro-partitici oppure dalle notizie gonfiate o sgonfiate dall’iperclasse mediatico-giornalistica, è necessario agire secondo un’analisi storica e sociologica al fine di comprendere quale sarà l’avvenire del Partito Socialista francese.
Il Parti Socialiste, al momento partito dell’opposizione, entra dopo lo sconvolgente “DSKgate” in una fase delicata, che potrebbe compromettere la sua esistenza e credibilità. Ieri sera si è aperta la sfida “fraterna” per le primarie di partito, dopo che i diversi protagonisti hanno depositato la candidatura ufficiale. I contendenti al titolo sono 6: Martine Aubry, François Hollande, Arnaud Montebourg, Ségolène Royal, Jean-Michel Baylet e Manuel Valls, si affronteranno dal 14 luglio al 16 ottobre (giorno delle votazioni) in una campagna elettorale intra-partitica. Ma a contendersi realmente la posta in gioco sono François Hollande e Martine Aubry, con l’obiettivo di far rinascere un partito che ha perso qualsiasi tradizione di tipo socialista con l’ingresso della generazione “sessantottina” e con l’influenza dei milieu trotzkisti. Un confronto non solo umano ma anche ideologico, dato che le presidenziali del 2012 mettono alla prova l’esistenza stessa del gruppo, poiché una sconfitta potrebbe provocare un’eventuale spaccatura dovuta alla sottomissione per tutta la Quinta repubblica all’egemonia destroide.
Una sottomissione, che ha distrutto il patrimonio socialista trasmesso attraverso le opere e i valori dei movimenti antenati d’ispirazione che hanno in gran parte dominato la scena politica della Terza repubblica (dal 1870 al 1940).
Poiché la Francia è un Paese fondamentalmente di cultura cristiano-cattolica in un primo tempo, considerando l’apporto monarchico, e repubblicano-socialista in un secondo, considerando i benefici della Rivoluzione del 1789. Basta ricordare la Comune di Parigi nel 1870, la vittoria del Partito Radicale di Georges Clemenceau agli inizi del 900’ oppure il periodo tra le due guerre mondiali, quando il popolo francese era l’unico che votava a sinistra in Europa, portando il Fronte Popolare al governo (unione di tutte le sinistre contro la “minaccia” fascista). Di conseguenza questa cultura socialista e solidarista che ha animato il Paese, fino alla fine degli anni gollisti (1969), vive tuttora nella società francese anche se si sta leggermente disintegrando a causa della forte immigrazione, che spesso non contribuisce al pagamento delle tasse e allo stesso tempo usufruisce dei servizi pubblici dato che non esiste una “preferenza nazionale”. Basta andare in Francia, per vedere quanto lo Stato sia paternalista e vicino ai cittadini, a volte anche troppo: treni e servizi pubblici a basso costo, scuole,università e sanità gratuite, salario minimo a 1200 euro per chi lavora a tempo pieno, stipendi ai disoccupati, aiuti economici per l’affitto, sconti e borse di studio per gli studenti, facilità di lavoro per i disabili, assegni alle famiglie che hanno genitori deceduti.
Tuttavia queste politiche sociali e solidariste sono il patrimonio di una Francia che non appartiene al Partito Socialista odierno. L’unica volta che il PS portò un suo portavoce all’Eliseo, – François Mitterand dal 1981 al 1995 – si avviò la distruzione di queste politiche sociali con la porta spalancata all’immigrazione e con la firma del Trattato di Maastricht nel 1992. Martine Aubry e François Hollande sono tutti e due molto popolari all’interno del partito, Ségolene Royal, la terza favorita, parte svantaggiata dopo aver perso nel 2007 contro Nicolas Sarkozy. Quest’ultimo rappresentante ormai anche lui di una nuova generazione di pseudo-gollisti, pronti a smantellare lo Stato sociale e a seguire le direttive di Washington. Tra i 6 candidati del Partito socialista la linea politica non è poi così diversa: tutti unione-europeisti, immigrazionisti, favorevoli all’Euro, una moneta incompatibile con politiche sociali di sinistra. Più che cambiare i suoi portavoce, il PS dovrebbe cambiare nome, di socialista non ha nulla.