In questo periodo di forte crisi ogni giorno in Italia 190 imprese chiudono i battenti perché non riescono più a fronteggiare i costi, rimasti costanti o aumentati, con i ricavi, fortemente scesi per la grave recessione e per il terrore al consumo generato dal Governo Monti.Molti potranno pensare che il problema risieda solamente nel periodo di crisi che l’Italia sta attraversando, invece se si vanno ad analizzare i costi che un’impresa italiana deve affrontare rispetto alle concorrenti europee ci si chiede come sia possibile che fino a qualche anno fa l’economia del Paese navigasse comunque in modo competitivo. Analizziamo quindi due fattori che incidono notevolmente sui costi dell’industria: lavoro ed energia.

 Gli stipendi italiani sono al 23esimo posto nel nostro continente dopo Spagna, Irlanda e tutta l’Europa che conta. In media ogni italiano guadagna 25.160 dollari,(circa 19.000 €) inferiore alla media OCSE che è di 27.110 dollari. Ad esempio in Francia è di 29.800 dollari. Il vero problema dell’Italia risiede nella tassazione, infatti il salario lordo è di 36.360 dollari(circa 27.500 €) poco sotto la media OCSE. L’Italia si trova al sesto posto in Europa per quanto concerne il peso delle tasse sui salari, il cosiddetto cuneo fiscale è al 47,6%, la media europea si trova sul 35,3%.

 Se il costo del lavoro può sembrare assurdo, quello dell’energia lo è molto di più. L’Italia importa circa l’80% di tutto il fabbisogno energetico, per quanto riguarda il gas le forniture estere arrivano al 90%.In Italia il prezzo dell’energia elettrica per il consumatore privato è di circa 20 centesimi per kWh, rispetto la media europea che è di 17 centesimi per kWh. Nell’industria il prezzo dell’elettricità italiana supera i 22 centesimi, di gran lunga superiore ai 15 centesimi della media europea. La Francia, che ha optato per l’energia nucleare (sono operati circa 60 reattori nucleari), ha un prezzo per l’elettricità di 15 centesimi per il consumatore privato e di 10 centesimi per l’industria. L’energia prodotta in eccesso con il nucleare dal paese Oltralpe ci viene venduta all’ingrosso. Con il referendum dell’11-12 giugno 2011 gli Italiani hanno votato no al nucleare decidendo di voltare pagina con una tecnologia ritenuta pericolosa e superata, stessa tecnologia con cui la Francia vende a noi l’energia prodotta con centrali nucleari che si trovano a meno di 100 km dal confine del nostro Paese.

In Europa si sta andando verso la liberalizzazione dei mercati dell’energia (gas ed elettricità), con lo scopo di migliorare la rete elettrica, di determinare un maggiore coordinamento nell’approvvigionamento e cerare una liberalizzazione dei prezzi (per ora 9 paesi su 27 hanno aderito pianamente alle regole europee, inutile dire che l’Italia è ancora indietro su questo fronte). Per quanto riguarda l’acqua una risorsa che è in eccesso in Italia, uno studio ha riportato che in nostro Paese è leader per acqua sprecata (circa il 30%), eppure il costo per i cittadini è il secondo più basso in Europa, prezzo che certamente tenderà ad aumentare vista la politica di sprechi delle risorse interne in cui siamo al primo posto in Europa(non esistono tabelle al riguardo ma lo possiamo ipotizzare).

Dando uno sguardo a questa agghiacciante sintesi, ci si deve domandare com’è possibile che le imprese italiane siano riuscite a creare degli utili e a muovere l’economia prima della crisi? E come riusciranno a tornare competitive in Europa e nel mondo?