L’eroica resistenza delle Repubbliche popolari della Novorussia contro la giunta di Kiev va considerata come un nuovo tipo di resistenza. Se inizialmente infatti a formare le milizie popolari erano comuni cittadini, ora si può parlare di brigate internazionali. Tantissimi i russi, molti i provenienti da Serbia e dalle zone dell’ex Iugoslavia, europei (nessun Italiano ancora), e nelle ultime settimane anche brasiliani, asiatici, africani e addirittura un cittadino statunitense. La resistenza dei popoli e degli uomini liberi contro le oligarchie. Se a comporre le brigate internazionali spagnole del ’36 erano socialisti, repubblicani e anarchici provenienti da tutto il mondo, queste nel Donbass sono eterogenee e composte da liberi cittadini, da comunisti, da nazionalisti, e da tradizionalisti. Presi singolarmente ognuno di loro combatte per qualcosa di diverso, ma il nemico è comune. L’avanzata imperterrita delle oligarchie e del capitalismo più estremo va fermata, la terra e la vita di persone innocenti va difesa.

La resistenza è forte, l’esercito di Kiev non ha fatto altro che bombardare e ritirarsi e ora, con la scusa del cessate il fuoco, sta riposizionando e riorganizzando le proprie truppe. Ma gli indipendentisti del Donbass non riusciranno a prendere Kiev e questo non riuscirà a prendere il Donbass. Le opzioni sono due: o il governo Ucraino riconosce lo Stato federale della Novorossia, o si andrà verso la terza guerra mondiale. Infatti se il Donbass verrà continuamente attaccato e gli attacchi peggioreranno, allora la Russia dovrà intervenire; se invece i ribelli avanzeranno, al governo di Kiev andrà in aiuto tutto il blocco occidentale grazie a qualche futuro e fantomatico “crimine contro l’umanità”, sia direttamente (uomini e bombardamenti) che indirettamente (ulteriori finanziamenti). Anche in tal caso la Russia dovrà intervenire: per quanto magnifico possa essere il concetto di brigate internazionali queste da sole non potranno vincere se dall’altra parte non combatteranno soltanto gli ucraini.

Non ci sono molte opzioni a questo punto, e riconoscere le Repubbliche popolari che stanno eroicamente affermando il proprio volere, sia con mezzi democratici che rischiando la loro vita, sembra l’unica alternativa ad una guerra mondiale. Ma c’è da domandarsi se a qualcuno porterebbe vantaggi un’ulteriore guerra in Europa, utile sia per combattere la Russia che per destabilizzare ulteriormente un continente già sottomesso e ormai privo di dignità.