Lunedì 26 Novembre 2012, a Doha si è aperta la 18esima Conferenza delle Nazioni Unite sui Cambiamenti Climatici, nella quale 17mila Delegati di 194 Paesi saranno impegnati fino al 7 Dicembre in negoziati che, tutti sperano, possano portare ad un accordo innovativo e realmente applicabile.Christiana Figueres la Segretaria dell’UNFCC (United Nations Framework Convention on Climate Change) si presenta di frequente alla stampa per fare un briefing di quello che sta succedendo in questi giorni.Si dice soddisfatta del lavoro svolto la prima settimana che ha riguardato principalmente la parte tecnica della Conferenza, ma si dice anche frustrata perché la rivoluzione economica che deve essere applicata ai cambiamenti climatici, è lontanissima dall’essere realizzata. La Figueres ricorda, oltretutto, che il Protocollo di Kyoto rimane l’unico accordo legalmente vincolante in materia di cambiamenti climatici attualmente in vigore e che è dunque di vitale importanza che venga rinnovato. Il Protocollo di Kyoto è stato sottoscritto nel 1997, ma scade il primo Gennaio del 2013. Dopo questa data, i Paesi facenti parte del trattato, potranno tornare ad emettere gas serra senza limiti. Parallelamente al protocollo di Kyoto, all’inizio del 2005 è stato varato l’EU – ETS (Emissions Trading System) il primo sistema internazionale “cap & trade” a livello di imprese per la concessione di quote emissioni di anidride carbonica e altri gas a effetto serra. Questo sistema fissa un tetto massimo al livello totale delle emissioni, ma consente ai partecipanti di acquistare e vendere quote secondo le loro necessità all’interno di tale limite.

Quindi, premesso un limite, esiste un vero e proprio mercato delle emissioni a livello globale dove chi ha quote in eccesso può vendere a chi invece ha bisogno, e viceversa. Il  è definito dal mercato, in base alla interazione fra la domanda e l’offerta.  Questo è uno dei sistemi che permette all’Europa di rientrare negli standard richiesti dal protocollo di Kyoto. Il problema più grande riguarda i combustibili fossili come ad esempio il carbone.  Stando ad una analisi condotta dal World Resources Institute sono in progetto 1200 centrali al carbone, invece di diminuire, infatti, sta aumentando l’interesse nei confronti di questo combustibile.  Solo gli Stati Uniti si collocano al settimo posto, con 36 impianti proposti e una capacità di oltre 20.000 MW.  Gli Usa oltretutto rappresentano il 36,2 % delle emissioni nocive per l’ambiente di tutto il mondo, infatti,  non fanno parte del protocollo di Kyoto. Bill Clinton sottoscrisse il Protocollo nel 1997 ma poi non fu ratificato nel 2005 da George W. Bush il quale si sarebbe giustificato adducendo motivazioni di tipo economico.Negli Stati Uniti regioni come il New England, da sole producono tanto biossido di carbonio quanto un grande Paese industrializzato europeo come la Germania.

La Figueres ha dichiarato in seguito ad informazioni assunte a Doha: “I governi di tutto il mondo hanno già deciso che vi sarà un secondo accordo per gennaio 2013, ma ciò che rimane da vedere è se vorranno firmarlo e adottarlo. Per ora è chiaro che alcuni Paesi come gli Stati Uniti, che non hanno firmato neanche il primo accordo, Russia, Canada e Giappone non prenderanno parte a questo secondo accordo”. Il settimo punto dei Millennium Development Goals “garantire la sostenibilità ambientale” fissato nel 2000 con scadenza 2015, si può già dire che non verrà rispettato.  Ci si chiede come sia possibile che ciò avvenga se Paesi come gli Stati Uniti rifiutano di collaborare per motivazioni che, come sempre, sono legate al profitto economico.