L’ormai “pluridecorato – o, se si vuole – plurindagato”    Cavaliere stupisce ancora con uno dei suoi abili giochi  linguistici, attinti dall’universo della cultura popolare, ribaltando il detto del ‘non c’è due senza tre’  in un più moderno e giovanile ‘non c’è quattro senza cinque’.

Già, sarebbe stato davvero un gran peccato perdere la grande opportunità, concessa dal ‘Signore’ al suo prediletto quanto fantomatico ‘Unto’ , di scendere dal suo destriero per salire sul carro, o meglio  Carroccio, della Lega Nord per combattere l’avanzata dell’Imperatore Mario Monti, che con il suo stuolo di fedeli Principi della Confindustria e della finanza minaccia la libertà delle italiche genti.

Berlusconi dice ‘No!’  ai marrani, sfodera la sua lama e la rivolge al cielo come Alberto da Giussano, l’eroe della Lega Lombarda, che salvò appunto il Carroccio dalle grinfie del Barbarossa.

Ma il nostro Cavaliere scende in campo – diremmo, di nuovo – per difendere il suo amato popolo anche da un’altra più consistente minaccia, quella dei Popoli dell’Est, dei Rossi Bolscevichi, mascherati da liberali e magistrati e scalpitanti di portare i cavalli dei loro Cosacchi ad abbeverarsi nelle fontane di San Pietro.

Il prode alleato Maroni ha così accolto nella notte, dopo un vertice fiume, con una stretta di mano l’alleanza del Cav, il quale sta già predisponendo gli schieramenti difensivi, coinvolgenti appunto il segretario della Lega come candidato unico alla Regione Lombardia (come se questa non avesse già avuto i suoi terribili problemi), mentre il candidato premier verrà deciso solo in caso di vittoria.

Dando spiegazione delle sue gesta, Berlusconi ha voluto precisare che «Dialogo con tutti, ho una predisposizione al dialogo, ma non con Monti, la delusione del personaggio è stata talmente grande che non credo ci possa essere possibilità di dialogo. Ci siamo fatti tutti ingannare da Monti – ha continuato il Cavaliere – era un presidente del Consiglio che andava di qua e di là, parlava tre quattro volte al giorno ma era un Monti finto. Anche lui rientra nella categoria dei professori che vivono dentro un utero che li difende e guardano l’economia dal buco della serratura. Ora lui è entrato dentro la politica politicante», per delineare in maniera netta la sua ostilità nei confronti di questo indegno usurpatore, vassallo dei mercati.

Il Cavaliere però ha constatato anche la necessità di dar rilievo alle nuove leve, proponendo il suo delfino Alfano, degradato nel tempo a porta-caffè ufficiale del partito e responsabile delle fotocopiatrici, relegando la sua nobile attività al solo Ministero dell’Economia (come se Tremonti illo tempore non fosse bastato).

Insomma la discesa in campo del difensore delle libertà dei popoli è più che delineata, più che definita, quasi materialmente tangibile, verbo fatto carne che sarà difeso a spada tratta anche di fronte la Colonna Infame del Rosso Michele Santoro, perché la Cacciata dei Mercanti dal Tempio è cosa seria e solo con un’ardita lotta può esser fatta comprendere alle ignare seppure già defraudate e surclassate schiere dell’italica penisola.

Questa volta chissà se sarà più attento nell’evitare che la sua discesa dal cavallo sia seguita da una frettolosa risalita per sfuggire come Carlo Martello quando “veloce lo arpiona la pulzella repente una parcella presenta al suo signor”.