La Sicilia continua a vivere sul filo di lana. Ancora non è stata approvata la legge finanziaria che dovrebbe garantire la copertura dei servizi pubblici e l’iter potrebbe superare l’ennesimo record burocratico. Oggi si è discussa la temuta spada di damocle: la sanità. Con un taglio fortemente imposto da Crocetta e dall’Assessore Borsellino (parente di…) per 100 milioni di euro per lo più dal comparto farmaceutico. Il famoso Art.8 è stato approvato dopo la modifica voluta da 5 Stelle per blindare la eliminazione del ruolo di coordinatore sanitario e amministrativo. Saranno 58 i dirigenti che spariranno dalla sanità, soldi che i 5Stelle si augurano arrivare nelle case delle Onlus che si occupano di disabilità.

Ne è seguita una bagarre in aula che ricorda molto la polemica dei giorni scorsi all’esordio del Job Act renziano che si pone l’obiettivo di eliminare anch’esso i famosi “dirigenti a vita”.  Un’altra norma importante è stata riscritta per agevolare l’accesso della Regione Sicilia a un macro-mutuo di 90 milioni di euro per far ripartire Comuni e Province. 20 milioni saranno assegnati alle provincie soprattutto per le spese socio-assistenziali, ma si parla già di una manovra correttiva nei prossimi mesi del 2014. Ha fatto discutere poi la riduzione delle royalties per le estrazioni anche petrolifere dal 20 al 13 per cento. Uno sconto quasi dovuto alle compagnie petrolifere che si erano viste duplicare questa tassa dopo la legge voluta dal Movimento 5 Stelle e che si erano molto lamentati.

Così si è passati dal 10 per cento dello scorso anno a un 20 per cento che oggi diviene 13. L’equilibrio sempre più precario della maggioranza si poggia su incontri segreti, accordi azzardati denunciati dall’opposizione a muso duro di Nello Musumeci (Pdl-La Destra) “Alcuni partiti vogliono sapere se devono fare gli ascari, i donatori di sangue fino all’anemia – aggiunge Musumeci – Alcuni gruppi parlamentari sono stanchi di sostenere un governo che non ha offerto loro alcuna contropartita. Crocetta deve dire con chiarezza alla vigilia dell’importante voto su bilancio se e quando farà il rimpasto e in che misura consentirà lo spazio ad alcuni gruppi che finora lo hanno sostenuto anche se a giorni alterni”. C’è poi l’affaire “precari e dipendenti regionali” che non si sono visti confermare il contratto. Nessuna voce per loro dalla discussione sulla legge di stabilità nonostante il placet di Roma e il diktat della Corte Costituzionale. Tra i tagli anche la sottovoce “forestali” quelli spesso sbandierati da Grillo come “inutili vacche sacre” che si sono visti diminuire di molto le risorse per il 2014 e il blocco del turn-over.

I Cobas e i sindacati di categoria insorgono aspramente davanti Palazzo dei Normanni: “E così che, mentre il governo nazionale – con una dura politica di rigore – mette in atto provvedimenti sul blocco dei contratti accompagnati però dallo sblocco dei pensionamenti con i requisiti pre-Fornero, invece all’ARS si è deciso di bloccare ancora il rinnovo dei contratti dei regionali (portando per alcuni contratti bloccati dal 2005 il blocco addirittura a dieci anni) ma pensando di non applicare le norme che avrebbero ridotto del 10% l’organico della dirigenza e del 5% l’organico non dirigenziale.” Insomma l’impasse siciliana sembra sempre più drammatica tra lobbi, affaristi e “volponi” non lascia presagire nulla di buono, mai come adesso, l’abolizione “presunta” delle provincie assume i contorni di un grande specchietto per le allodole. Una Sicilia di precari in una precaria situazione di stallo economico tutt’altro che dissipato.