La prima cosa che ho fatto arrivato a Gerusalemme, dopo aver ritrovato i miei compagni d’università francesi, è stato cercare casa con loro.
Volevamo abitare dal lato arabo di Gerusalemme, principalmente per due motivi: non avevamo neanche preso in considerazione la possibilità di vivere in un quartiere ebraico, perché non ci saremmo fidati delle persone che vivevano lì… non potevamo dire in giro che studiavamo arabo in un’università palestinese! E poi perché, essendo studenti e non disponendo di un budget eccessivo, speravamo che gli affitti fossero meno cari.
Subito ci siamo accorti che tutta Gerusalemme è estremamente cara, in parte per l’importanza del luogo e per l’altissima domanda che c’è per il mercato immobiliare gerosolimitano; in parte perché c’è un tassa su ogni casa di circa 700 dollari al mese. Questa tassa enorme è stata chiaramente ideata per cacciare gli arabi gerosolimitani che non possono permettersi di pagare così tanto. Infatti generalmente gli Ebrei sono molto più ricchi dei Palestinesi.

Così abbiamo provato a cercare casa dall’altra parte del muro. Il muro. Altissimo. Triste. Cupo. Tutti gli stranieri che lo vedono, me compreso, ne restano impressionati. E ce ne sono pochi, perché in genere i turisti non vanno in Cisgiordania, perché alla frontiera, ovviamente, il poliziotto ebreo, per coprire i crimini che i suoi colleghi stanno compiendo dice “non andate in Cisgiordania, ci sono gli Arabi, è pericoloso”. Il muro è proprio come avrei immaginato il muro di Berlino.

Lo stato ebraico 10 anni fa, dopo l’inizio della Seconda Intifada, per ragioni di sicurezza, ha cinto con un muro tutta la Cisgiordania. 700 kilometri di barriera. In questo modo gli attentati in Israele sono diminuiti tantissimo. Il muro è stato efficace da questo punto di vista. Ma così, lo Stato ebraico, invece di punire eventuali attentatori, ha punito l’intero popolo palestinese, mettendolo in una prigione grandissima. La Cisgiordania è (e la Striscia di Gaza ancor di più) un’enorme prigione a cielo aperto.

Gli affitti aldilà del muro costano in media 5 volte di meno perché il muro ha creato un’enorme disparità nel mercato immobiliare della parte orientale di Gerusalemme.
Due case identiche a pochi metri di distanza, che 10 anni fa avevano lo stesso identico valore, oggi, se separate dal muro, hanno un valore molto diverso. Infatti le case rimaste fuori dal muro (quindi dal lato israeliano) valgono molto, mentre le case imprigionate da esso valgono molto meno.

Questo perché tutti i palestinesi vorrebbero abitare dalla parte israeliana per avere una carta d’identità blu. Infatti, l’Autorità Nazionale Palestinese, secondo gli accordi firmati con Israele, emette due tipi di carte d’identità: una blu, che permette a coloro che la possiedono di andare dal lato israeliano del muro; e una verde, che non permette di oltrepassarlo. Ovviamente i cittadini palestinesi che abitano a Gerusalemme hanno garantita una carta d’identità blu e questo permette loro di non essere prigionieri in un fazzoletto di terra.

Ed è così che siamo andati ad abitare ad Abu Dis, dove c’era la nostra università. Abu Dis è un paese geograficamente attaccato a Gerusalemme, ma a circa un’ora di autobus di distanza. Un’ora perché per raggiungere Gerusalemme bisogna fare un giro molto largo per andare al check-point più vicino per passare il muro.

Falastin horra