Bruxelles, UE e la difficile questione degli aiuti agli Stati in difficoltà o in crescita: un complicatissimo rapporto che col tempo si è andato evolvendosi e disgregandosi, dato dal fatto che i Paesi “più virtuosi” necessitano / necessiterebbero di garanzie e promesse reali nell’atto di mettere discreti capitali nelle mani di chi, causa della mala organizzazione dell’apparato statale, non è stato in grado di poter tenere i conti in ordine.

Pertanto, inizialmente essa appare una mera questione economica, che è traslata sul campo politico nel momento in cui chi potrebbe aiutare e pagare non ha intenzione di farlo. Al di là del senso stesso dell’Unione ancora tutto da scoprire – o meglio, da mettere in pratica poiché solo scritto sui Trattati alla base dell’Unione – la questione è prettamente politica, o meglio, di politica economica.

Nel suo nuovo discorso, la neo e rieletta Merkel auspica e rafforza quella che è stata da sempre la politica economica della Troika: pagare “conquistando” (o conquistare pagando ?!) di modo che il sacrificio economico subito possa ritornare quale vantaggio economico per chi paga, in questo modo aumentando (o volendo aumentare?) il divario tra chi sostiene e chi è sostenuto.

Si è detto la questione essere essenzialmente di politica economica, e questo è chiaramente rintracciabile nelle parole stesse del Cancelliere, il cui senso è quello di ricevere aiuti in campo di minore sovranità: se economica o politica (o tutte e due le cose), questo non è sottolineato ma ampiamente lasciato comprendere.

L’idea è quella di stipulare dei contractual arrangements con cui fissare (decisi da chi ?) degli obiettivi che i vari Stati devono rispettare – per altro come già succede da tempo – il cui soddisfacimento apre la possibilità di altri ed ulteriori aiuti. Da questo punto di vista, ciò che preoccupa è come sempre il modello adottato: sulla dogmatica scia del neoliberismo, la “nave scuola” intende così attuare un’uniformità delle politiche economiche dettate sulla base di non verificati risultati provenienti dai Paesi di common law (USA e Gran Bretagna in primis) e uniformare tutti gli Stati a questo modello. Al di là del fatto che funzioni o meno (si è visto come non lo sia dal 2007 ad oggi), il problema per il Sud Europa e l’Area mediterranea consiste nel fatto che, in questo modo, vengono ignorate e scavalcate del tutto le particolarità (pregi e difetti) di modelli economici diversi, e viene sostenuta l’idea che un unico modello sia applicabile per tutti gli Stati: unico modello, unica moneta, unico sistema bancario.

Le implicazioni sono numerosissime e molto intuibili, tuttavia intenzione del presente scritto è sottolineare una breve riflessione: nonostante la pesantissima crisi che ha messo – finalmente di nuovo – in discussione in paradigma economico dominante, i fautori della politica economica sembrano non esserne interessati.